RICORDI DI UNA VITA

IV capitolo

“La vita in Ucraina”

Terza  parte – CONSERVAZIONE

Durante quella mia vacanza campagnola ho mangiato dei cibi diversi da quelli che mangiavo di solito in città. Erano diversi anche perché erano freschissimi e poi le donne ucraine sono delle buone massaie ed ottime cuoche, soprattutto quelle di campagna. Sono instancabili lavoratrici. Praticamente tutta la casa si regge sulle loro spalle e inoltre loro lavorano anche nei campi, e sbrigano tutti lavori domestici compreso la cura degli animali da cortile, dell’orto e del giardino.

Fra tantissime usanze e tradizioni una delle più diffuse è la conservazione dei prodotti. A questo argomento bisognerebbe dedicare un  capitolo a parte, per quanto era importante per noi.  Essendo l’inverno freddo e lungo dovevamo provvedere a riempire le nostre cantine e i  ripostigli di barattoli contenenti di tutto e di più. Moltissime cose venivano prodotte anche dalle aziende dello stato, ma non ci piaceva la varietà che ci veniva proposta,  poi pesava economicamente, però uno dei motivi principali era il fatto che ogni donna aveva dei suoi segreti culinari e cercava di stupire con la sua bravura.

Uno dei modi famosi della  conservazione era la salamoia, che veniva fatta nelle botti di legno. Nelle case più povere ci si arrangiava anche usando dei grossi pentoloni smaltati. Si potevano conservare in questo modo gli ortaggi come i pomodori, i cetrioli, la verza, i cocomeri; erano ottimi anche il pesce ed i funghi. Vorrei aprire una parentesi dicendo che questo tipo di pietanza era un ottimo accompagnamento per la vodka e tra l’altro il succo della verza, fermentata e conservata in questo modo, ha le proprietà curative nei casi dei gastriti, coliti e anche nelle cure delle ulcere gastriche.

Un altro modo molto diffuso di conservazione erano le marinate. In questo caso più o meno gli stessi ortaggi venivano messi marinati nei grossi barattoli di vetro.

Ma la vera arte della conservazione erano le marmellate e la frutta sciroppata. Esisteva una quantità di ricette pari alla quantità delle donne . Essendo diffusa l’abitudine di prendere sempre il the, le marmellate erano praticamente obbligatorie  sulla nostra tavola. Solo nella mia cantina si contavano una buona trentina di varietà di marmellate.

Con un vero piacere ed un pizzico di ironia, vi regalo un paio delle mie ricette di famiglia.

Visciole  ripiene:

trovate le visciole

snocciolatele  una per una

riempitele  sempre una per una con un pezzetto di noce

ricoprite con lo zucchero in proporzione 1:1 e lasciatele riposare   una mezza giornata per far uscire il succo

smuovetele  attentamente e mettetele sullo spargi fiamma

portandole all’ebollizione

fate freddare

riportate di nuovo all’ebollizione

fate freddare di nuovo

continuate così per cinque o sei volte, e  anche di più secondo l’acqua contenuta nelle visciole

una volta addensato lo sciroppo mettete nei vasetti e chiudete.

Buon appetito!

La stessa cosa si può fare anche con delle susine, ma vi consiglio di usare quel tipo di susine dove l’osso si separa facilmente dalla polpa.

Ho una ottima ricetta per le pere con le fette di limone e per l’uva spina con le foglie del visciolo.

Ritornando alla conservazione. Il periodo “caldo” per fare tutto ciò erano i due mesi:  agosto e settembre, ma per alcuni tipi di frutta di stagione si cominciava già da giugno. I mesi estivi in Ucraina , come in Italia, sono i più caldi e per passare ore e ore davanti ai bollitori ci vuole un po’ di resistenza e di buona volontà. Diciamo che eravamo molto motivati. La vera e stimolante motivazione era la forza di sopravvivenza, perché, come dice un proverbio Ucraino: “se non  prepari i slittini d’estate, non slitti durante l’inverno”, e questo ci dava tutte le forze per affrontare le saune nelle nostre cucine. Si lavorava vestiti  solo di  biancheria intima e credo che era un periodo preferito dai nostri uomini.

Oltre alla conservazione si provvedeva a riempire le nostre cantine anche di patate , di verze e di angurie. L’anguria era uno dei nostri frutti preferiti. Per fortuna ha una durata di mantenimento abbastanza lunga. Mi ricordo che l’Istituto di Progettazione edile dove lavorava mio papà provvedeva al rifornimento delle famiglie degl’impiegati, facendo degli accordi con delle cooperative agricole. Queste cooperative ci portavano dei quintali di cocomeri, di patate e di verza, e a volte anche di pomodori e di altri prodotti alimentari che venivano a loro ordinati. Alla fine d’estate e durante l’autunno, la nostra casa (in totale erano 48 mq), compreso il balcone di 2 mq si riempiva di cocomeri e la cantina era sommersa dalle patate, ma questo fatto non ci scomodava molto, perché l’inverno tranquillo e sazio veniva assicurato. Fare gl’acquisti del genere economicamente era molo più vantaggioso che comperare  tutto nei negozi.

CATEGORIE E RIFORNIMENTO

Nonostante che i prezzi dei prodotti erano studiati appositamente per le nostre tasche, facendo gli acquisti stagionali, la quantità ci permetteva di risparmiare parecchio e spendere magari nei vestiti, nei passatempi culturali, nelle vacanze, oppure semplicemente depositando sul conto bancario.

Il rifornimento del paese è un argomento a mio avviso molto interessante.

Era molto curioso il fatto che tutta l’ex Unione Sovietica era divisa a settori. Diciamo che ad ogni paese o città era assegnata una certa categoria che delimitava, dal punto di vista di quantità e di qualità, il rifornimento dei vari generi, dagl’alimentari a quelli di largo consumo … La campagna era più penalizzata da questo punto di vista.. Mi è capitato a volte di non poter comperare nemmeno il pane, perché con i generi alimentari era fornita al minimo.. La campagna doveva provvedere all’alimentazione per conto proprio… Le città un po’ più grosse avevano la categoria superiore e sicuramente legata alle industrie presenti sul territorio e alla loro importanza.. La categoria extra era assegnata solo a Mosca.. Qui praticamente non esistevano i limiti nei rifornimenti, a Mosca si trovava tutto. Ovviamente tutto il popolo sovietico, con le prime opportunità che si presentavano, faceva un viaggietto verso la Capitale per fare un po’ di shopping..

La qualità di vita di ogni singolo individuo e da qualsiasi parte o angolo Sovietico si basava sulle conoscenze.. Anche per vestirsi e per avere le cose che di solito non si trovavano nel libero commercio, ma che erano riservate “per pochi” bisognava avere delle conoscenze. Per conoscenze si intende un’impiegata/o  nei magazzini all’ingrosso, oppure nei magazzini riservati agli ufficiali militari, oppure qualche conoscente presso una struttura che curava il rifornimento dell’Amministrazione Comunale, Provinciale o Regionale.. Erano diverse categorie “protette” che erano “al servizio del popolo”, loro potevano avere anche le banane e le fragole d’inverno e noi mangiavamo i nostri cetrioli in salamoia accompagnati dalla vodka. Anche per avere una spintarella per  avere una casa oppure per avere un miglior posto di lavoro, nonostante che questo non ci è MAI mancato, serviva una parola magica, “vengo da parte di Ivan Ivanovic” e spesso anche un “present” e cioè una mazzetta, un dono, un qualcosa che dimostrava il tuo grado di gratitudine e di volontà di ottenere quello che chiedevi.

Direi una cosa sbagliata dicendo che tutto il popolo viveva secondo queste regole, ma una buona parte, sì.

La cittadina dove sono vissuta io era abbastanza fornita… Non mi sembrava che mi mancasse nulla.. Non mangiavo la frutta tropicale, ma a cosa mi poteva servire se io avevo un camion di cocomeri sotto il mio letto?  Non mi vestivo con l’abbigliamento firmato, ma a cosa mi poteva servire se noi non seguivamo le mode e le tendenze?  Volevamo essere uniche e cercavamo di distinguersi, cucendo anche da soli i nostri vestiti. Non posso dire che si compravano i vestiti con grande facilità. Per trovare le cose originali, diverse o che comunque ci si addicevano, serviva di andare “a caccia”. Eravamo come veri segugi.. Io ero abbastanza fortunata. Grazie alla simpatia e alla comunicabilità della mia nonna materna e di altri parenti da parte di mia mamma, sono stata inserita in un ottimo circuito sociale e lavorativo. Subito dopo aver finito la scuola, sono stata assunta come segretaria personale del Direttore generale di un’industria che produceva  proiettori cinematografici con più di mille dipendenti. Questo posto mi dava l’accesso alle diverse cose che potevo fare come  i favori alle persone esterne che poi contraccambiavano. Per essere un po’ più chiara su questo argomento vorrei fare un esempio. Uno dei reparti di questa industria  era una falegnameria e siccome le botteghe di falegname non esistevano, alcune persone che conoscevo, non avendo la possibilità di ordinare ad un falegname un oggetto  si rivolgevano a me, ed io  passavo l’ordine. Alla realizzazione dell’oggetto, questo veniva pagato, a volte anche in privato, rimborsando all’azienda solo il costo del materiale. Nel futuro i favori venivano scambiati ovviamente, sempre pagando i costi. Qualcuno, anzi in molti anche rubavano, sottraendo allo stato e nascondendo le tracce e forse questo a lungo andare è stato uno dei componenti che ha portato il paese alla rovina. E’ nato anche un detto popolare “se non rubi, non sopravvivi”. Molte aziende, combattendo con queste anomalie hanno cercato di dare l’opportunità di acquistare gli articoli, da loro prodotti o distribuiti, al prezzo di costo. Questo ha contribuito alla proliferazione del mercato nero, perché nonostante che si produceva  tutto il necessario e a quantità enormi, i nostri negozi spesso splendevano dal vuoto oppure proponendoci le cose del tutto inutili o semplicemente brutte.

Così in breve tempo, grazie ai miei cari,  io avevo fra i miei “amici” una signora che lavorava presso un ingrosso di abbigliamento, un’altra presso l’ingrosso tessile, una era impiegata comunale, e poi conoscevo anche un Direttore del kolchoz che ci viziava con delle delizie della campagna.. Oltre che a contraccambiare ogni tanto i favori, aiutavo loro anche nella vendita fra i miei amici, “piazzando” dei vestiti, delle stoffe, dei servizi da portata, delle stoviglie, dei bicchieri di cristallo e di un sacco di altre cose che non potrei nemmeno stare ad elencare tutto, arrotondando in questo modo anche il mio stipendio.

Però, andare a Mosca per fare lo shopping era fra i sogni di moltissime donne… perché si trovavano delle cose speciali e noi volevamo essere speciali..

Segue…..

N.